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Totalitarismo
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Il mwawtotalitarismo è un mwbaidealtipo usato da alcuni studiosi mwbqpolitici e mwbgstorici per spiegare le caratteristiche di alcune dittature nate nel mwbwXX secolo, che mobilitarono intere popolazioni nel nome di un'mwcaideologia o di una mwcqnazione, accentrando il potere in un mwcgunico partito, in un gruppo ristretto, o in una sola persona, rappresentando la forma massima dello mwcwStato autoritario e dell'mwdaautocrazia.cite-ref-1[1]

È il termine più usato dagli storici per definire un tipo di mwegdittatura, affermatosi nel XX secolo, al quale possono essere ricondotti il mwewnazismo, il mwfafascismo e lo mwfqstalinismo. Uno Stato totalitario è caratterizzato soprattutto dal tentativo di controllare capillarmente la mwfgsocietà in tutti gli ambiti di vita, imponendo l'assimilazione di un'mwfwideologia: il partito unico che controlla lo Stato non si limita cioè a imporre delle direttive, ma vuole mutare radicalmente il modo di pensare e di vivere della società stessa; e dalla presenza di un universo concentrazionario per l'eliminazione dei nemici del partito e dello Stato.

Il termine totalitarismo, inoltre, è usato nel linguaggio politico, mwgqstorico e mwggfilosoficocite-ref-2[2] per indicare "la dottrina o la prassi dello stato totalitario", cioè di qualsiasi Stato intenda ingerirsi nell'intera vita, anche privata, dei suoi cittadini, al punto da identificarsi in essi o da far identificare essi nello Stato.

Contents

Note

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Etimologia

"Totalitarismo" nel suo significato mwigetimologico significa "il sistema tendente alla totalità". Il termine è formato dal mwiwlatino mwjatotus ("intero") e tre suffissi: mwjq-itas usato per formare nomi; questo dà mwjgtotalitas in latino (totalità); suffisso mwjw-aris usato per formare aggettivi; dà totalitario; mwka-ismum, un suffisso di formazione tardiva che si riferisce all'idea di appartenenza a un gruppo o a un sistema di pensiero (per designare professioni o opinioni).

In quanto "sistema tendente alla totalità", il totalitarismo può essere tradotto in "sistema politico in cui tutti i poteri sono concentrati in un unico mwkgpartito politico". Ad esempio, il punto centrale della dottrina fascista è che "lo Stato è un assoluto, davanti al quale individui e gruppi sono il relativo". Ne consegue che "tutto è nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato".cite-ref-3[3]

Descrizione

Definizioni

Storicamente il termine è stato creato per indicare la mwmgdottrina politica del mwmwfascismo mwnaitaliano e, successivamente, del mwnqnazismo mwngtedesco. mwnwSimona Forti attribuiscecite-ref-4[4] la mwpaprimogenitura del termine a mwpqGiovanni Amendola, il quale lo usò a partire da un articolo del mwpg1923 sulle pagine del quotidiano mwpwmwqaIl Mondocite-ref-5[5]. In esse Amendola definì il mwrqsistema totalitario come «promessa del dominio assoluto e dello spadroneggiamento completo ed incontrollato nel campo della vita politica ed amministrativa».

Su mwrwmwsaLa Rivoluzione Liberale, nel 1924, mwsqDon Luigi Sturzo commentò la «nuova concezione di stato-partito» come causa di una «trasformazione totalitaria di ogni e qualsiasi forza morale, culturale, politica e religiosa»cite-ref-6[6], mentre mwtgLelio Bassocite-ref-7[7] ebbe a dire che «il totalitarismo fascista ha posto tutti i suoi principi: soppressione di ogni contrasto per il bene superiore della Nazione identificata con lo Stato, il quale si identifica a sua volta con gli uomini che detengono il potere»cite-ref-8[8]. mwvwGiovanni Gentile menzionò il totalitarismo nella voce "Fascismo (dottrina del)" che scrisse per l'mwwaEnciclopedia Italiana ed in cui affermò che «mwwq [...] per il fascista tutto è nello Stato e nulla di umano e spirituale esiste e tantomeno ha valore fuori dallo Stato. In tal senso il fascismo è totalitario...»cite-ref-9[9].

In mwxwfilosofia il totalitarismo ha avuto molti teorici (vd. mwyaHannah Arendt), ma anche altrettanti critici (ad es. mwyqLosurdocite-ref-10[10]). In senso generale può essere usato anche in altri campi per indicare qualsiasi dottrina e prassi politica di stampo assolutisticocite-ref-11[11]; e per analogia viene usato più in generale anche per indicare qualunque comportamento e atteggiamento repressivo nei confronti delle libertà dell'individuo.

Secondo alcuni - come ad esempio mwdaSergio Romano - «il totalitarismo» può essere considerato «uno dei tratti caratteristici della storia del mwdqNovecento»; tanto da poter contraddistinguere il periodo storico che va dal mwdg1917 (mwdwRivoluzione d'ottobre) al mwea1989 (crollo del mweqmuro di Berlino) come mwegetà dei totalitarismi.

Inoltre alcuni filosofi della mwfaScuola di Francoforte (mwfqAdorno, mwfgHorkheimer, mwfwMarcuse) hanno definito totalitario lo stesso sistema mwgacapitalistico vigente nelle principali democrazie occidentali; esso rappresenta, infatti, secondo gli autori, un sistema economico sociale che utilizza la mwgqcultura di massa (non la cultura prodotta dalle masse, bensì quella prodotta dai mezzi di comunicazione di massa) e l'mwggindustria culturale per massificare gli individui e controllarli psicologicamente e politicamente in ogni momento e aspetto della loro vita e del loro pensiero. «L'industria culturale», scrivono Horkheimer e Adorno, «è uno degli aspetti più caratteristici e vistosi dell'odierna società tecnologica; essa è il più subdolo strumento di manipolazione delle coscienze impiegate dal sistema per conservare sé stesso e tenere sottomessi gli individui». Perciò, se l'800 è passato alla storia come il mwgwsecolo delle rivoluzioni, il '900 passerà come il mwhasecolo dei totalitarismi. Si definisce totalitario un sistema sociale in cui il potere politico o economico pervade ogni ambito della società soffocandone l'autonomia.

Vi sono però alcuni studiosi che non concordano con l’interpretazione contemporaneistica del fenomeno totalitario, ritenendo di dover retrodatare la sua genesi rispetto al mwhgXX secolo. Parlando di mwhwdemocrazia totalitaria in riferimento alla dottrina rousseauiana della titolarità e dell’esercizio del potere, Jacob Talmon lascia intendere chiaramente che l’origine del totalitarismo si collochi nella fase dell’mwiqIlluminismocite-ref-12[12]. Allo stesso modo, Erich von Kahler fa risalire certi moventi del mwjgTerzo reich al regno di mwjwFederico Guglielmo I di Prussia, fondatore di uno Stato rigorosamente marziale e sistematizzato in cui persino «i particolari più minuti della vita dei cittadini erano regolati e disciplinati: religione, rapporti sociali, spese»cite-ref-13[13]. Anche mwlaGeorge Mosse (nel suo celebre saggio mwlqmwlgLa nazionalizzazione delle masse) manifesta la convinzione che i prodromi del totalitarismo nazista siano antecedenti di almeno un secolo all’avvento del mwlwPartito Nazionalsocialista, rintracciandone tendenze e nuclei tematici nel mwmaRomanticismo e nelle spinte unitariste che porteranno alla nascita dell’mwmqImpero tedesco. Secondo mwmgEric Voegelin, inoltre, il totalitarismo non sarebbe altro che la manifestazione politica di un atteggiamento spirituale – in un suo scritto parlerà appunto di «religioni politiche»cite-ref-14[14] –, identificabile nel mwnwdualismo gnostico.

Indipendentemente dalla singolarità delle argomentazioni addotte, questi e altri autori concordano sul fatto che lo spirito del totalitarismo – sia esso nato nei primi secoli dell’era cristiana o in età moderna, fra il XVIII e il XIX secolo – non si configuri come una prerogativa del Novecento e della mwoqsocietà di massa.

Definizione alternativa di John Keegan

Una spiegazione alternativa del totalitarismo è stata data da mwpaJohn Keegan nel suo volume mwpqLa grande storia della guerra. Secondo questa visione è impossibile definire il totalitarismo senza capire come è nato il mwpgreggimento.

Agli albori dell'mwqaera moderna, al momento cioè dell'affermazione degli stati nazionali, i mwqqmonarchi assoluti liquidavano le strutture mwqgfeudali della società. Lo scopo era quello di prendere un controllo diretto del territorio da parte del mwqwsovrano, controllo che il feudalesimo rendeva prettamente formale (è noto, infatti, che il mwrare di Francia in epoca medievale al massimo controllava mwrqParigi). I mwrgcastelli venivano abbattuti e i nobili forzatamente inurbati nelle capitali. I sovrani si trovarono nella duplice necessità di dare loro un ruolo e di sfruttarne le capacità militari: nacquero così i reggimenti, dove i soldati venivano inquadrati da ufficiali superiori, di provenienza nobiliare.

Dalla mwsarivoluzione francese in poi gli eserciti si erano enormemente ampliati con la mwsqcoscrizione generale ed obbligatoria: l'apice fu toccato durante la prima guerra mondiale, che vide la necessità di una vera e propria militarizzazione delle società civili (la cosiddetta "mwsgeconomia di guerra").

In quest'ottica, è possibile definire il totalitarismo come quel processo che punta alla totale sorveglianza dell'intera società. I cittadini diventano dei soldati, con la libertà limitata di cui godono i soldati. Il loro compito è quello di servire la nazione potenzialmente in lotta contro i nemici interni ed esterni.

Questo tipo di organizzazione della società fu sperimentato per la prima volta in mwtqUnione Sovietica da mwtgLenin e poi radicalizzato da mwtwStalin. mwuaMussolini e mwuqHitler ne copiarono le caratteristiche, adattando i loro totalitarismi alle esigenze dei propri movimenti. D'altra parte lo stesso Hitler, nel "mwugMein Kampf" afferma ripetutamente che il mwuwPartito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori deve darsi una disciplina simile a quella dei movimenti comunisti.

Caratteristiche e differenze con l'autoritarismo

In una dittatura totalitaria lo mwvgStato controlla quasi ogni aspetto della vita di un individuo, soprattutto attraverso un uso massiccio della mwvwpropaganda, che cerca di plagiare le menti di tutti i cittadini con una mwwaideologia di Stato. Un ruolo fondamentale in tal senso è svolto dalla scuola e dai mwwqmass media. Il partito unico totalitario controlla tutti i gangli della vita politica e sociale, infatti i governi totalitari non accettano le attività di individui o gruppi che non siano indirizzate al "bene" dello Stato, mentre negli autoritarismi è presente un limitato pluralismo socio-culturale.

mwwwGianni Oliva, indicando in mwxaHannah Arendt, mwxqRaymond Aron, Carl Friedrich e mwxwZbigniew Brzezinski alcuni dei maggiori apporti allo studio del totalitarismo, delinea cinque punti in presenza dei quali - secondo ciò che dichiara registrare un sostanziale consenso - si può affermare di essere dinanzi a questo genere di modellocite-ref-15[15]:

1. Concentrazione del potere in capo ad un'oligarchia inamovibile e politicamente irresponsabile.cite-ref-16[16]
2. Imposizione di una ideologia ufficiale.
3. Presenza di un partito unico di massa.
4. Controllo delle forze operanti nello Stato (polizia) ed uso del terrore.
5. Completo controllo della comunicazione e dell'informazione.

Per Oliva il totalitarismo «distrugge ogni confine fra Stato e Società»cite-ref-17[17].

Un'altra differenza con lo Stato autoritario è che quest'ultimo ha limiti prevedibili all'esercizio del potere, cioè è possibile non incorrere nella persecuzione dello Stato se si seguono date regole di condotta; nello Stato totalitario invece i limiti all'esercizio del potere sono mal definiti, incerti, si rischia di essere arrestati dalla mw3apolizia segreta, comunque presente anche negli autoritarismi, e venire puniti, attraverso un mw3qprocesso sommario o con il mw3gcarcere o con la morte.

Una delle caratteristiche invece che accomunano il totalitarismo e l'autoritarismo è che spesso vengono create artatamente minacce interne ed esterne per consolidarne il potere attraverso la mw4apaura, come è stato fatto in Germania, additando gli mw4qebrei come responsabili di molti mali che avevano afflitto o affiggevano la nazione.

Secondo altri studiosi come Santomassimo, il fascismo italiano «si differenziava nettamente da una pura e semplice dittatura autoritaria di tipo ottocentesco che si limitasse a impedire l'espressione delle opposizioni. Non cercava solo l'obbedienza passiva, ma una mobilitazione attiva, che venne organizzata dall'alto. [...] accettando il dato di fatto della partecipazione delle masse popolari alla vita della nazione, ma inquadrandone le forme subalterne di partecipazione in maniera capillare e cercando da esse un consenso attivo alla politica della dittatura»cite-ref-18[18].

Anche mw6aRenzo De Felice è sulla stessa linea, quando nel mw6q1983 scrive «Per non parlare delle dittature militari di questi ultimi due decenni in mw6gGrecia, mw6wCile, mw7aArgentina, che pure tanto spesso sono state e vengono definite fasciste. Oggi, in sede scientifica, pressoché nessuno ha più dubbi sul fatto che tali regimi non debbano essere annoverati tra quelli fascisti, ma considerati classici regimi conservatori e autoritari»cite-ref-19[19]. In antitesi rispetto a De Felice, si colloca invece mw8qEnzo Collotti che invita alla cautela nell'identificare i fascismi con la teoria del totalitarismocite-ref-20[20]. Una caratteristica di molti totalitarismi è anche la presenza di un mw9gculto della personalità.

Il totalitarismo nella storia

«Sì, siamo totalitari! Siamo totalitari e vogliamo esser tali dal mattino alla sera!»


Fra gli statisti direttamente interessati, mw-gBenito Mussolini usò per primo il termine per definire la propria dittaturacite-ref-21[21], mw-wLev Trotsky lo usava per indicare sia il mwaqafascismo che lo mwaqestalinismo come "fenomeni simmetrici" nel suo libro del mwaqi1936 mwaqmmwaqqLa rivoluzione tradita. mwaquHannah Arendt rese popolare il termine "totalitarismo" nel suo libro del mwaqy1951 mwaqcmwaqgLe origini del totalitarismo, in cui si esponevano le similitudini e le differenze esistenti tra la mwaqkGermania nazista e l'mwaqoUnione Sovietica stalinista.

Durante la mwaqwguerra fredda il termine divenne molto popolare come modo di screditare l'Unione Sovietica e di tracciare una linea di continuità tra la lotta per la libertà della mwaq0seconda guerra mondiale e la lotta contro il mwaq4comunismo della guerra fredda. Per questo divenne di uso comune negli mwaq8Stati Uniti e anche altrove, specialmente nella mwaraNATO, e fu usato per definire ogni governo nazionalista, imperialista, fascista o mwarestalinista. Questo significato è rimasto molto comune anche oggi.

Pur tuttavia alcuni regimi fascisti, come la mwarmSpagna di mwarqFrancisco Franco o l'mwaruItalia di mwaryMussolini, sono considerati dagli storici odierni (su ispirazione dei lavori di Hannah Arendt) mwarcautoritarismi e non totalitarismi. In particolare il fascismo italiano sarebbe da considerare un mwargtotalitarismo imperfetto o mwarkincompiuto poiché da una parte non identificò mai pienamente il mwaropartito con lo Stato, e dall'altra fu limitato dal potere esercitato dalla monarchia e dalla Chiesa.cite-ref-22[22]cite-ref-23[23]

Tipologie

Le principali forme di totalitarismo che esistono (o sono esistite) nel mondo sono quattro: totalitarismo comunista, teocratico, tribale, di destra.

Il totalitarismo comunista, in passato, era il più diffuso, ma a partire dal 1989 la maggior parte delle vecchie dittature comuniste sono crollate e ciò ha comportato il conseguente declino di questo tipo di totalitarismo. Eccezioni a questa tendenza di crollo del mwasysocialismo reale sono la mwascCina, il mwasgVietnam, il mwaskLaos, la mwasoCorea del Nord e mwassCuba. Sotto molti aspetti, i governi di Cina, Vietnam e Laos sono comunisti soltanto in parte, in quanto aderiscono a riforme economiche ispirate all'economia del mwaswlibero mercato (il cosiddetto mwas0socialismo con caratteristiche cinesi comprende un mix di comunismo, mwas4capitalismo di Stato e libertà economica, in una sorta di mwas8economia mista).

Il totalitarismo teocratico si trova in paesi in cui il potere politico è monopolizzato da un partito, un gruppo o un individuo che governano secondo principi religiosi. La forma più comune di totalitarismo teocratico è quella che si basa sulla religione islamica (un esempio sono paesi come mwateIran e mwatiArabia Saudita). Il totalitarismo tribale è sorto, di volta in volta, nei paesi africani come lo Zimbabwe, la Tanzania, l'Uganda e il Kenya. I confini della maggior parte degli stati africani riflettono i confini amministrativi disegnati dalle vecchie potenze coloniali europee, piuttosto che dalle realtà tribali. Di conseguenza, il tipico paese africano contiene più tribù. Questa forma di totalitarismo si verifica quando un partito politico che rappresenta gli interessi di una particolare tribù monopolizza il potere ed è ancora molto presente in Africa. Tuttavia spesso gli stati sono spesso definiti teocrazie autoritarie, governi reazionari o classiche monarchie assolutecite-ref-24[24], e anche il totalitarismo tribale pare essere fuori dalla definizione moderna di totalitarismo, con alcune eccezioni in cui forme di mwatkfondamentalismo islamico risultano essere particolarmente pervasive e con un alto grado di controllo della società.cite-ref-haslett-25-0[25]cite-ref-akbari-26-0[26]

Infine, abbiamo il totalitarismo di destra, che generalmente permette alcune libertà economiche individuali, ma limita la libertà politica sulla base del fatto che potrebbe portare alla nascita del comunismo. Esempi di questo tipo di totalitarismo sono il mwaumregime fascista che ha governato l'mwauqItalia, la mwauuGermania nazista, il mwauyFranchismo spagnolo e molte dittature dell'mwaucAmerica Latina esistenti fino agli anni ottanta.cite-ref-27[27]

Totalitarismo nazionalsocialista e stalinista

Il totalitarismo nella Germania nazista ebbe un carattere di pervasività ed efficacia tali da costituire, secondo alcuni studiosi, l'mwau8idealtipocite-ref-28[28] di trasformazione totale della realtà socialecite-ref-29[29] tedesca.

Il totalitarismo nazista, alla cui base stavano la ripresa dell'economia e il riscatto della mwavkGermania dalle umiliazioni e frustrazioni imposte dalla mwavopace di Versailles, raggiunse una intensità e dei risultati così importanti da imporsi come esempio portante nella costruzione dello mwavsstato totalitariocite-ref-30[30].

L'uso della categoria di totalitarismo per accomunare il mwawenazismo e il mwawisocialismo reale degli mwawmstati socialisti condotti da un mwawqpartito comunista è controversacite-ref-31[31], anche per aver dato luogo ad alcune mwawktesi revisioniste sulla genesi di entrambi.

Questo paragone infatti si fa con governi presieduti da un partito unico e dittatoriale (come in mwawsURSS e mwawwCina), e non con governi comunisti in una democrazia (come nel mwaw0Nicaragua mwaw4sandinista). Per questo alcuni preferiscono parlare di mwaw8stalinismo o mwaxasocialismo reale per sottolineare una differenza con la più articolata ideologia mwaxecomunista. Altri invece, soprattutto da parte liberale, non distinguono fra diversi tipi di comunismo, bensì fra comunismo al potere (accomunando URSS e suoi paesi satelliti con altre realtà) e comunismo che non è mai riuscito a entrare in una coalizione governativa.

Una corrente minoritaria del movimento comunista internazionale, all'epoca di Stalin ma anche nei prodromi, contestava la supremazia del dittatore, ad esempio tramite i movimenti mwaxmanarco-comunisti e mwaxqquarta internazionalisti quindi di ispirazione mwaxutrotzkista, mentre molti mwaxypartiti comunisti di stampo strettamente stalinista e legati in qualche modo ideologicamente o politicamente all'Unione Sovietica erano più accomodanti riguardo alle politiche totalitarie del sistema sovietico, o semplicemente ignari delle stesse; tuttavia aree di partiti comunisti occidentali o partiti in toto come il mwaxcPartito Comunista della Cecoslovacchia di mwaxgAlexander Dubček, artefice del "socialismo dal volto umano" e della mwaxkPrimavera di Praga, e il mwaxoPartito dei Lavoratori Ungheresi all'epoca della mwaxsrivolta d'Ungheria, avversarono pratiche e teorie staliniste.

Entrambi i regimi, nazista e stalinista, si basavano su un mwax0partito unico fortemente legato, centralizzato e guidato da un capo carismatico, con ampio ricorso al terrore e alla mwax4propaganda così come alla mwax8polizia politica. Le due ideologie per questi aspetti paragonabili, hanno storicamente tratto vantaggio l'una dall'altra, indicando reciprocamente nell'altro il massimo avversario ideologico.

Il nemico: potente forza di compattezza dei regimi

Il nazismo indicava all'esterno (verso i popoli slavi) e all'interno (gli mwayiebrei in primo luogo, e i mwaymRom) il proprio nemico, mentre lo stalinismo vedeva il nemico all'interno e lo combatteva dentro i propri confini (ad esempio nello sterminio dei mwayqkulaki). Se queste premesse fossero vere, ne deriverebbe una differente natura del consenso nei due regimi: "spontaneo" quello al nazismo da parte dei tedeschi, imposto e formale quello dei russi del dopo Lenin, nei confronti del partito comunista, perlomeno fino alla vittoria nella mwayuseconda guerra mondiale, sebbene il nazionalsocialismo non avesse goduto sin dall'inizio di un monolitico consenso pubblico e avesse dovuto eliminare con la violenza gli avversari politici, democratici, liberali, comunisti, dagli eredi dello mwayyspartachismo alla mwaycRosa Bianca.

Il totalitarismo nel XXI secolo

Nel mondo contemporaneo sono stati definiti totalitari i regimi della mwayoCorea del Nordcite-ref-32[32]cite-ref-33[33]cite-ref-34[34], della mwazcSiria sotto il mwazgPartito Bath, in particolare sotto mwazkHafiz e mwazoBashar al-Assadcite-ref-35[35]cite-ref-36[36]cite-ref-37[37] (1971-2024), dello mwaacStato Islamicocite-ref-haslett-25-1[25]cite-ref-38[38]cite-ref-39[39] (2014-2019) e dell'mwabqAfghanistan sotto i mwabuTalebani (1996-2001, e nuovamente dal 2021).cite-ref-40[40]cite-ref-41[41]cite-ref-42[42]cite-ref-43[43]cite-ref-akbari-26-1[26] Vi è un dibattito sulla definizione da dare invece alla mwacoCinacite-ref-44[44], totalitaria durante il governo di mwac8Mao Zedongcite-ref-45[45] (fino al 1976); alcuni ritengono che nonostante il mwadqmonopartitismo, la censura e il controllo centralistacite-ref-46[46], dopo l'introduzione di mwadkriforme socialiste di mercato e una minima mwadoliberalizzazione (mwadsriforma economica cinese e la presenza della politica denominata mwadwuna Cina, due sistemi), la Cina sotto mwad0Deng Xiaoping, mwad4Hu Jintao, mwad8Jiang Zemin e mwaeaXi Jinping debba essere qualificata come mwaeeautoritarismo.cite-ref-47[47]cite-ref-48[48]

Note

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cite-note-99. Giovanni Gentile, Enciclopedia Italiana, voce "Fascismo (dottrina del)", Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma, 1932, vol. XIV, pp. 835-840.
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cite-note-1111. Il termine è stato usato in questo senso anche dallo statunitense G.H. Sabine nella sua mwajkStoria delle dottrine politiche.
cite-note-1212. Cfr. J. Talmon, mwaj0Le origini della democrazia totalitaria, Il Mulino, Bologna 2000.
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cite-note-1414. Cfr. E. Voegelin, mwakuIl mito del nuovo mondo. Saggi sui movimenti rivoluzionari del nostro tempo, Rusconi, Milano 1970.
cite-note-1515. Gianni Oliva, mwakkLe tre Italie del 1943, Mondadori, 2004.
cite-note-1616. Nel senso di "non responsabile" dinanzi ad un elettorato.
cite-note-1717. Id.
cite-note-1818. mwalmGianpasquale Santomassimo, mwalqConsenso, in mwaluDizionario del fascismo, Eiunaudi, 2002.
cite-note-1919. De Felice, Renzo, mwalkLe interpretazioni del fascismo, Ed. Laterza, pag. XIII (prefazione del 1983)
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Collegamenti esterni

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